With you – mostra personale di Anna Di Prospero

F. project

è lieta di presentare

“With You”
mostra personale di Anna Di Prospero

a cura di Roberta Fiorito e Alessandro Bucci
con la direzione artistica di Luca La Vopa

Opening Venerdì 2 Marzo ore 18.30
presso F.Project – Via Postigione 10, Bari

in mostra dal 2 Marzo al 30 Marzo 2012

 

F.Project, spazio dedicato alla fotografia e al mondo dell’immagine, è lieta di proseguire la sua stagione espositiva, sotto la direzione artistica di Luca La Vopa, con “With You”, mostra personale di Anna Di Prospero.

Giovanissima fotografa di Latina, classe ’87, ha già catturato l’attenzione della critica nazionale ed internazionale; nel suo curriculum esposizioni e premi prestigiosissimi, dal recente “Discovery of the Year” ai Lucie Awards di New York alla selezione per il seminario internazionale di fotografia Reflexions-Masterclass, tenuto da Giorgia Fiorio e Gabriel Bauret.

La sua passione nasce tra le pagine di un social network tematico. Su Flickr , global gallery virtuale per foto-amatori e fucina di giovani talenti, Anna di Prospero sviluppa la sua passione per la fotografia ed è proprio qui che inizia l’esposizione della sua ricerca artistica.

“With You” il suo ultimo progetto, ancora in fieri, si costituisce di 11 scatti suddivisi in due capitoli: Self-Portrait with my family e Self-Portrait with my friends. Come suggeriscono i titoli, la sua ricerca artistica si inserisce all’interno delle modalità rappresentative dell’autoritratto, su cui lavora in maniera continuativa già dal 2007, reinterpretandone canoni concettuali ed estetici.
Le fotografie risultano essere “la prova” di un’operazione che si potrebbe definire “performativa”, la traccia che ci permette di risalire alla costruzione di un momento perfetto, e restituendoci “le suggestioni di un mondo personale la cui veritá non é artefatta, ma che l’ occhio della fotografa coglie in posa”, come ci suggerisce il testo critico di Alessandro Bucci.
Anna é presente in ogni scatto, ma non sarebbe corretto dire che é lei la protagonista indiscussa di questi. Ad auto-ritrarsi é, infatti, un rapporto; il suo con ció che le é familiare e che le consente, di volta in volta, di proporre una declinazione diversa di se. E alla fine il progetto nel suo complesso si costituisce come dettagliato autoritratto della sua protagonista.
La suggestione della familiarità viene immortalata da Anna di Prospero individuandola attraverso gesti che evocano, spesso in chiave metaforica, il modo differente di relazionarsi a coloro che determinano questo concetto; rivisitato ed espanso sino ad includere ciò che viene percepito come affine, e nel quale la fotografa riesce ad individuarsi; combinazioni di persone, luoghi, umori familiari.

BIOGRAFIA ANNA DI PROSPERO: Anna di Prospero nasce a Roma nel 1987. Ha studiato fotografia presso l’ Istituto Europeo di Design a Roma e presso la School of Visual Arts di New York. Nel 2008 è stata selezionata per il Festival Internazionale di Fotografia “FotoGrafia-Roma”, con una mostra presso la galleria Gallerati. Nel 2009 ha partecipato al “FotoLeggendo Festival” e ha vinto il “Prix Exchange Boutographies” che le vale la partecipazione al “Boutographies Rencontres Photographiques de Montpellier 10ème edition”. Nel 2010 Anna di Prospero viene selezionata per il seminario di fotografia internazionale “Reflexions-Masterclass”. tenuto da Giorgia Fiorio e Gabriel Bauret. Nel 2011 è stata premiata come vincitrice della sezione People dell’”IPA” 2011 e nello stesso anno ha ottenuto il titolo di “Discovery of the Year” dei prestigiosi “Lucie Awards”.

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Introduzione di Luca La Vopa

F•project presenta with you, mostra personale di Anna Di Prospero.
La scelta è perfettamente in linea con il percorso intrapreso da F•project: accogliere artisti giovani o dalla carriera comprovata, nazionali ed internazionali tutti con qualcosa da raccontare, testimonianze che ci vengono restituite sotto forma di scatto fotografico.
Questa fotografa italiana, indiscusso talento nascente, si fa conoscere negli anni tramite il web. Su Flickr, social network tematico, Anna di Prospero utilizza il suo profilo come una finestra sempre aperta tra il mondo esterno e il suo; sempre più visitato, sempre più apprezzato.
Aldilà delle soddisfazioni della rete, Anna si afferma, oltrepassandola, nel panorama della fotografia nazionale e internazionale. Vincitrice nella sezione People dell’”International Photography Awards” 2011 e successivamente permiata “Discovery of the Year” dei “Lucie Awards” dello stesso anno, Anna ci presenta il suo lavoro, profumato di intimità, di calore, di umanità.
Con with you, a cura di Alessandro Bucci e Roberta Fiorito, raccontiamo self-portraits with my family, a cui appartiene lo scatto scelto come copertina per il #6 di Rearviewmirror, e self-portraits with my friends: due fasi diverse di uno stesso progetto che sviluppandosi attorno alla modalità rappresentativa propostaci dal titolo, ci offrono, da una parte, una serie di suggestioni, epifanie e ricordi; dall’altra  esse non tralasciano la funzione di riporto che la fotografia comunque svolge:  la possibilità di pensare che il gesto raffigurato sia davvero avvenuto, da qualche parte, in un determinato momento; un racconto personale descritto da uno sguardo delicato, intimo seppur mai invadente.
Questa è l’Anna Di Prospero che ho incontrato e che vogliamo far conoscere: una voce molto gradevole e mai compiacente.

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Me, you (and everyone we know)

 di Alessandro Bucci

Gli undici scatti che costituiscono la mostra with you restituiscono le suggestioni di un mondo personale la cui verità non é artefatta, ma che l’ occhio della fotografa coglie in posa.

É tutto quello che ha costruito Anna per questo progetto, e a cui Anna ha lasciato un po’ di sé; perché anche le geometrie e i toni morbidi di una camicia potessero parlare di lei.

Ciò che ispira gli scatti di Anna Di Prospero appartiene a quel mondo in cui si sente la propria presenza in altri; é quel mondo in cui si prova a tenerli stretti, e che non importa se si sa che sfuggiranno. Che sono giá sfuggiti. Lo spazio di un abbraccio che é lo spazio perfetto affinché in questo ci si senta a casa. É quel mondo che non richiede che la fotografa venga guardata negli occhi. É un mondo ispirato dallo sguardo e che mai ci si stanca di guardare. É quel mondo che Anna di Prospero conosce a memoria, che la chiama. Quel mondo che ha il calore delle mani di una madre, l’ odore di un braccio in cui affondare il volto. É fatto di distese di fiori e d’acqua; non si estendono fino alla fine del mondo, ma quello di Anna prova a immaginare debba essere così.

É la purezza di questo mondo uno degli elementi che ha fatto soffermare su queste fotografie gli occhi di circuiti nazionali e internazionali di cui Anna Di Prospero fa già parte. Le sfumature calde e avvolgenti dello spazio catturato all’interno delle cornici raccontano la totalità del soggetto scelto dalla fotografa e lo propongono attraverso una originale rivisitazione delle modalità rappresentative dell’autoritratto.

Il titolo delle foto di questo progetto ancora in fieri ci presenta, infatti, il self-portrait , in una forma decisamente nuova, che costringe a ridefinire i canoni che a questa vengono associati. Anna é presente in ogni scatto, ma non sarebbe corretto dire che é lei la protagonista indiscussa di questi. Ad auto-ritrarsi é un rapporto; il suo con ciò che le é familiare e che le consente, di volta in volta, di proporre una declinazione diversa di se. E alla fine, il progetto nel suo complesso diventa un dettagliato autoritratto di Anna, lasciando emergere proprio attraverso i vari rapporti, diverse sfumature della sua personalità.

Negli autoritratti Anna Di Prospero si é confrontata con il rapporto con il familiare e lo ha immortalato individuandolo attraverso gesti che evocano, spesso in chiave metaforica, il modo differente di relazionarsi a coloro che determinano questo concetto. E l’ ispirazione non sorvola sull’aspetto performativo: da questi scatti emergono episodi, la ricerca del momento perfetto, realizzato o improvvisato, provato o spontaneo, ma sempre composto con accuratezza. É proprio questa intuizione a contare, più dello scatto stesso, come la fotografa ci spiega.

Anche il concetto di familiare viene rivisitato: i confini di questo si spostano per includere ciò che viene percepito come affine e nel quale la fotografa riesce ad individuarsi; combinazioni di persone, luoghi, umori, familiari.

É possibile, infatti, individuare due serie di scatti, che differenziandosi per tematiche e modalità di realizzazione, includono non solo i membri del nucleo familiare, ma anche quelli della famiglia scelta.

I quattro scatti più recenti, i self-portraits with my friends, sono gli unici a non essere ambientati tra le mura domestiche (che in un’ occasione erano state anche quelle dell’appartamento del suo ragazzo) e includono Fabio, Eleonora, Antonio e Daniela, i suoi quattro migliori amici, ciascuno associato ad uno dei quattro elementi.

Una delle particolarità che differenziano questi due momenti e che caratterizza le fotografie della serie self-portraits with my family  é costituita dal riflesso presente in esse; a suggerire che non siano, esse stesse, la realtà, né meramente una sua rappresentazione. Sono delle tracce, ciò che resta di un momento perfetto o vissuto come tale; ciò che Anna vuol ricordare, ciò che Anna é fiera di mostrare. Tale riflesso può essere interpretato come una delicatezza nei confronti del mondo degli affetti che vengono disvelati al pubblico; al di là del vetro, sono al sicuro. Possono venir guardati, senza essere ghermiti.

Gli scatti della di Prospero presentano il loro soggetto con un garbo soffuso, restituito da un accurato bilanciare di esibito e non detto; con la suggestione che quello visto e creato da Anna sia uno dei mondi possibili. Che, nel momento in cui viene presentato, allarga i suoi confini di spazio e tempo; e sintetizza e dilata, nell’occhio e nella mente dello spettatore, una gamma di scie. Nel mondo aperto da Anna si incrociano ciò che potrebbe essere, ciò che avrebbe potuto essere, ciò che assomiglia inspiegabilmente a ciò che é stato. Anche se Anna, fino ad ora, non aveva mai incrociato i nostri cammini.

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“I’ll be your mirror”

di Roberta Fiorito

“I’ll be your mirror

Reflect what you are,
in case you don’t know

I’ll be the wind,
the rain and the sunset

The light on your door
to show that you’re home”

Una consapevolezza rara nonostante la giovane età, e così, con voce dolce e sottile e con inconsueta determinazione la ricerca artistica di Anna Di Prospero si inserisce senza esitazione nel genere dell’“autoritratto”. Non è questo il luogo per una dissertazione sull’autoritratto come genere di rappresentazione e autorappresentazione nello specifico, già in uso nella pittura e nell’arte in generale, da tempi ben remoti, che ha poi attraversato i secoli e i mezzi espressivi per giungere nell’era digitale  alle infinite gallerie di autoscatti presenti nei profili dei vari social network.

Cercheremo piuttosto di approfondire il lavoro di Anna qui presentato, riflettendo, in particolar modo, su alcuni aspetti della sua produzione in riferimento appunto al concetto di ritratto e di un caso speciale di ritratto, quando cioè l’artista decide di rivolgere l’obbiettivo verso se stesso.

Semplicemente e rigorosamente Self-portrait with… Questi i titoli delle fotografie di Anna. Coniugando poi il with ci si aspetterebbe quindi, naturalmente, di ritrovare il suo volto, i sui lineamenti. Invece niente di tutto questo. Il più delle volte, anzi quasi sempre tranne in rarissimi casi, sono nascosti, ora da una mano, ora da un abbraccio o da un gesto. Viene scardinato quindi uno dei “capisaldi” dell’autoritratto quello del diretto riferimento dei connotati, i lineamenti fisiognomici dell’artista, il cui suggerimento è perciò quello di cercare altrove. Altrove? In realtà: ovunque. Anna non è mai visibile, dicevamo, ma non è mai sola. Protagonista indiscussa dei suoi scatti è la relazione che la fotografa intrattiene con le persone a lei più vicine, che siano parte della famiglia naturale o della famiglia “scelta”, con luoghi, pareti, prati o maestose strutture architettoniche (qui il riferimento è anche ad un altro ciclo di lavori visibili sul suo sito internet ufficiale).

Una relazione congelata in un gesto lieve, accennato o plateale, in qualsiasi caso potente. Non è, quindi, attraverso il proprio corpo che Anna parla di sé, o non solo, ma attraverso le immagini che crea, per la cui realizzazione tutto ciò che finisce nel campo visivo dell’obbiettivo fotografico va inteso come “oggetto” e come strumento, ma soprattutto come traccia di qualcosa che è “già stato”, performativamente già accaduto nel momento della scelta del co-protagonista, nella  ricerca del gesto, del “momento decisivo”, dell’inquadratura piuttosto che della location. E da qui l’idea di prendere in prestito il titolo di un celebre pezzo dei Velvet Underground come suggestione che condensa in pieno questa volontà quasi di fusione e conpartecipazione nell’altro, nel fuori da sé. Confondersi con le “cose” non equivale a nascondersi ma a rivelarsi appieno, dissolversi nella luce a ribadire un senso di intima unione col mondo, mostrarsi attraverso il riflesso a perfezionare la percezione di sé, in un gioco di mutui scambi e rimandi fra Anna e il fratello, piuttosto che tra lei ed un amico, ma in definitiva, fra l’autrice e noi osservatori. Coinvolti, rapiti in una dimensione calda e intima, data dai toni morbidi e avvolgenti che imperano in entrambi i cicli in mostra, dalle sfocature piuttosto che dai riflessi che si accavallano e si intrecciano in un affascinante gioco di trame e texture, ma al contempo relegati a compartecipi voyer.

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